...che tutti, indistintamente, abbiamo un livello massimo di sopportazione.
Essendo una ciociara orgogliosa delle proprie origini, non mi stanco mai di promuovere il mio territorio, perché ha in sé meraviglie che meritano attenzione e rispetto. Sulla scia di questa precisa posizione ideologica, qualche tempo fa - insieme alla mia famiglia- ho intrapreso un viaggio alla scoperta della Certosa di Trisulti, delle Grotte di Collepardo e del Pozzo d’Antullo.
In mattinata abbiamo raggiunto l’Abbazia e gironzolato tra la chiesa, il cortile interno, il meraviglioso giardino le cui piante sono potate a forma di animali (in verità non sono riuscita ad individuarne molti) e poi la ex-farmacia, ora museo, che con tutte quelle ampolle contenenti pozioni e polverine ha l’effetto di far piombare i visitatori nel bel mezzo del set di un film di Harry Potter. Il pomeriggio era dedicato alle varie cavità sotterranee. Anche lì la suggestione è stata forte. Le grotte di Collepardo incutono minor timore rispetto a quelle di Pastena, perché sono costituite da vari ambienti tutti concentrati in un’unica zona, il che ti lascia illudere di poter raggiungere l’esterno in un baleno, nel caso proprio durante la tua visita sopraggiungesse un bel terremoto. A Pastena, invece, l’effetto elettrizzante è determinato anche dalla conformazione della grotta che assume più l’aspetto di un budello che si insinua nel terreno. La grande dolina, il pozzo d’Antullo, è uno spettacolo magnifico, ne abbiamo seguito l’intero perimetro affacciandoci di tanto in tanto per scrutarne il fondo che rimane, in ogni caso, data la propria profondità, celato alla vista dei turisti.
Prima che iniziasse questa seconda fase della nostra giornata, quella da speleologi, abbiamo pensato bene di riprenderci dalle fatiche del pasto incamminandoci nel bosco che lambisce la Certosa di Trisulti. Non ci siamo addentrati molto. Abbiamo camminato forse per un quarto d’ora prima di decidere di scendere di nuovo a valle, soprattutto a causa della presenza dei bambini che iniziavano ad accusare un po’ di stanchezza. Abbiamo invertito il percorso e siamo tornati sui nostri passi sul tragitto segnato. Eravamo quasi vicini al punto di partenza quando abbiamo visto tra le piante due vacche. Proprio considerando di avere con noi i bambini abbiamo deciso di deviare e di abbandonare momentaneamente il sentiero in modo da evitare di avvicinarci troppo a quelle bestie. Anche loro hanno cambiato direzione, e l’hanno fatto in modo talmente brusco da farci preoccupare. Hanno affrontato una breve corsetta per andare a posizionarsi a valle del nuovo sentiero che noi avevamo individuato per scendere verso la strada provinciale. L’atteggiamento era decisamente aggressivo. Ci avevano puntato, per così dire. Anche adesso mi chiedo cosa deve averle turbate tanto da farle reagire in quella maniera, perché prima di noi erano passate di lì altre persone senza problemi, non indossavamo maglie dai colori sgargianti, non avevamo avuto un comportamento che si discostasse dal semplice attraversamento della zona.
Allora, mi viene in mente che tutti hanno un punto di rottura.
Magari avevamo fatto sì che si raggiungesse il numero massimo di turisti che quegli indigeni erano disposti a sopportare, o le nostre voci le avevano disturbate durante la digestione, oppure costituivamo un quartetto decisamente antipatico. Non so, in ogni caso erano lì, statuarie, immobili sulle zampe leggermente divaricate, ci fissavano senza muovere minimamente il capo. Stavano attendendo le nostre mosse e decidendo cosa fare di noi.
E’ la rivolta dei mansueti! ho pensato; di quelli che sono condannati ad essere considerati non pericolosi, tanto che tutti gli altri si sentono autorizzati ad invadere il loro territorio, a comportarsi in modo strano, autoritario, decidendo persino il percorso che tutti devono seguire. Ed invece anche loro arrivano al momento di averne abbastanza, al momento di mettersi loro nella posizione di intimidire il prossimo, di alzare la testa, di dimostrare che il prevaricatore non può sentirsi sempre tranquillo nelle proprie sopraffazioni.
Sono fuggite con il lancio di un sasso, ma questo è bene che i mansueti del mondo non lo sentano. Non è sempre così.