martedì, 05 agosto 2008
COSI' POCO...

Sono andata con la mia famiglia in montagna, a Prati di Mezzo.
Siam saliti in tarda mattinata: non siamo degli esperti, noi.
Era mezzogiorno quando, lasciata la macchina nel parcheggio della vasta pianura, ci siamo incamminati per inerpicarci su quella che era "la direttissima", per intenderci la salita utilizzata dallo ski-lift.
E' stata dura, perché le piogge dei giorni scorsi non avevano avuto il tempo di evaporare e nelle zone d'ombra si era creata una scivolosa poltiglia.
A tratti ho temuto che i bambini potessero essere in difficoltà, ma non si sono arresi mai.
Quando si arriva alla stazione a monte dello ski-lift, ci si trova di fronte una nuova salita, meno ripida. Siamo stati tentati di imboccare la panoramica - come se avessimo gli sci ai piedi - e tornare giù, ma abbiamo desistito ed insistito, scalando anche l'altra piccola altura.

Appena scavalcato l'ultimo dosso, abbiamo avuto sentore di cosa debba essere il Paradiso. Cime si alzavano ed inseguivano in ogni dove, animali mansueti consumavano il loro pasto, il sole indorava noi e l'immensità.

Abbiamo piegato verso destra per aggirare la cima e tornare al punto di partenza.
Abbiamo camminato per circa un'ora e mezza, superando il piccolo altarino chiuso con lucchetto dopo che mano ignota e priva di decenza aveva più volte sottratto la statua della Madonnina.

A valle abbiamo consumato saporitissimi panini all'ombra delle conifere e bevuto l'acqua gelida che sgorga spontaneamente lì, a 1.700 metri.

Poi mi sono distesa su un plaid in compagnia di un ottimo libro mentre Pa' ed i miei figli facevano volare gli aquiloni.
In sottofondo giungevano le fantastiche note di un complesso di ragazzi, giovani, bravissimi: avevano unito il ritmo della taranta con la zampogna e le percussioni al massimo, fin nelle budella.
Ho sospirato e sfiorato con gli occhi di nuovo la corona di cime che ci proteggevano, ho sorriso alla mia famiglia ed ho sentito cos'è la felicità.
arzigogolato da monicaira per perdere altro tempo prezioso alle ore 18:08 | Permalink | commenti (3)
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lunedì, 22 ottobre 2007

UN ENORME PANDORO BIANCO

Sulle nostre montagne è arrivata la neve.

Monte Forcellone - la cui foto campeggia qualche post fa - ha un candido mantello.

parc naz

arzigogolato da monicaira per perdere altro tempo prezioso alle ore 09:54 | Permalink | commenti (1)
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lunedì, 27 marzo 2006

VENDIAMO CARO LO SCALPO, ALMENO!

...che è proprio vero, siamo tutti uguali, ma qualcuno è più uguale degli altri. Ieri con la mia famigliola abbiamo raggiunto un posto incantato della mia Valle di Comino. Questa confina ad est con la catena degli Appennini, per capirci noi siamo sul versante laziale, esattamente in corrispondenza con noi, ma sul versante abruzzese c'è Pescasseroli. Nella mattinata abbiamo raggiunto Prati di Mezzo, sugli appennini, appunto. Sarà che la giornata era di quelle da togliere il fiato per la schiettezza dell'aria che ti consente di spaziare con lo sguardo fino ad orizzonti inimmaginabili, sarà che ieri è stato il primo vero giorno di primavera che ci ha consentito di riportare a casa un'abbronzatura invidiabile, sarà che la mitezza del clima ti consentiva di stare con i piedi infilati nella neve ed a maniche corte, sarà che era domenica e Pa' ed io vedevamo i nostri figli zompettare felici in giro, ma mi sono soffermata a riflettere sulla circostanza che quel paradiso non ha pressoché alcuno sfruttamento turistico.

E' a causa del Parco! Ti rispondono gli addetti ai lavori riferendosi al divieto di costruire nel territorio del Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise, e quindi all'impossibilità di aggiungere al piccolo ski-lift esistente, una più efficace seggiovia che possa portare gli sciatori in quota ( da lassù si vede sia il Tirreno che l'Adriatico, la sensazione è vicina a quella paradisiaca), dove la neve resiste abbondante per buona parte dell'anno.

La motivazione ambientalistica mi starebbe pure bene, se non avessi visto i recenti ammodernamenti ed i potenziamenti apportati agli impianti - quelli non deturpanti nè inquinanti - realizzati a Pescasseroli, dove costituiscono l'asse trainante dell'economia locale.

Allora? Ulteriore plauso agli Amministratori locali valligiani, tutti talmente intenti a curare il proprio giardinetto da non rendersi conto di quanto la loro frammentazione lasci spazio ad altri fronti di pressione nei confronti dei politici di alto livello che con cadenza pressoché annuale scendono al galoppo come affamati predatori nella nostra Valle per portarsi a casa qualche scalpo in più.

arzigogolato da monicaira per perdere altro tempo prezioso alle ore 09:12 | Permalink | commenti (2)
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lunedì, 30 gennaio 2006

...che tutti, indistintamente, abbiamo un livello massimo di sopportazione.

Essendo una ciociara orgogliosa delle proprie origini, non mi stanco mai di promuovere il mio territorio, perché ha in sé meraviglie che meritano attenzione e rispetto. Sulla scia di questa precisa posizione ideologica, qualche tempo fa - insieme alla mia famiglia- ho intrapreso un viaggio alla scoperta della Certosa di Trisulti, delle Grotte di Collepardo e del Pozzo d’Antullo.

In mattinata abbiamo raggiunto l’Abbazia e gironzolato tra la chiesa, il cortile interno, il meraviglioso giardino le cui piante sono potate a forma di animali (in verità non sono riuscita ad individuarne molti) e poi la ex-farmacia, ora museo, che con tutte quelle ampolle contenenti pozioni e polverine ha l’effetto di far piombare i visitatori nel bel mezzo del set di un film di Harry Potter. Il pomeriggio era dedicato alle varie cavità sotterranee. Anche lì la suggestione è stata forte. Le grotte di Collepardo incutono minor timore rispetto a quelle di Pastena, perché sono costituite da vari ambienti tutti concentrati in un’unica zona, il che ti lascia illudere di poter raggiungere l’esterno in un baleno, nel caso proprio durante la tua visita sopraggiungesse un bel terremoto. A Pastena, invece, l’effetto elettrizzante è determinato anche dalla conformazione della grotta che assume più l’aspetto di un budello che si insinua nel terreno. La grande dolina, il pozzo d’Antullo, è uno spettacolo magnifico, ne abbiamo seguito l’intero perimetro affacciandoci di tanto in tanto per scrutarne il fondo che rimane, in ogni caso, data la propria profondità, celato alla vista dei turisti.

Prima che iniziasse questa seconda fase della nostra giornata, quella da speleologi, abbiamo pensato bene di riprenderci dalle fatiche del pasto incamminandoci nel bosco che lambisce la Certosa di Trisulti. Non ci siamo addentrati molto. Abbiamo camminato forse per un quarto d’ora prima di decidere di scendere di nuovo a valle, soprattutto a causa della presenza dei bambini che iniziavano ad accusare un po’ di stanchezza. Abbiamo invertito il percorso e siamo tornati sui nostri passi sul tragitto segnato. Eravamo quasi vicini al punto di partenza quando abbiamo visto tra le piante due vacche. Proprio considerando di avere con noi i bambini abbiamo deciso di deviare e di abbandonare momentaneamente il sentiero in modo da evitare di avvicinarci troppo a quelle bestie. Anche loro hanno cambiato direzione, e l’hanno fatto in modo talmente brusco da farci preoccupare. Hanno affrontato una breve corsetta per andare a posizionarsi a valle del nuovo sentiero che noi avevamo individuato per scendere verso la strada provinciale. L’atteggiamento era decisamente aggressivo. Ci avevano puntato, per così dire. Anche adesso mi chiedo cosa deve averle turbate tanto da farle reagire in quella maniera, perché prima di noi erano passate di lì altre persone senza problemi, non indossavamo maglie dai colori sgargianti, non avevamo avuto un comportamento che si discostasse dal semplice attraversamento della zona.

Allora, mi viene in mente che tutti hanno un punto di rottura.

Magari avevamo fatto sì che si raggiungesse il numero massimo di turisti che quegli indigeni erano disposti a sopportare, o le nostre voci le avevano disturbate durante la digestione, oppure costituivamo un quartetto decisamente antipatico. Non so, in ogni caso erano lì, statuarie, immobili sulle zampe leggermente divaricate, ci fissavano senza muovere minimamente il capo. Stavano attendendo le nostre mosse e decidendo cosa fare di noi.

E’ la rivolta dei mansueti! ho pensato; di quelli che sono condannati ad essere considerati non pericolosi, tanto che tutti gli altri si sentono autorizzati ad invadere il loro territorio, a comportarsi in modo strano, autoritario, decidendo persino il percorso che tutti devono seguire. Ed invece anche loro arrivano al momento di averne abbastanza, al momento di mettersi loro nella posizione di intimidire il prossimo, di alzare la testa, di dimostrare che il prevaricatore non può sentirsi sempre tranquillo nelle proprie sopraffazioni.

Sono fuggite con il lancio di un sasso, ma questo è bene che i mansueti del mondo non lo sentano. Non è sempre così.

 

arzigogolato da monicaira per perdere altro tempo prezioso alle ore 14:20 | Permalink | commenti (3)
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