COME DIO COMANDA di Niccolò Ammaniti
La storia ruota intorno al rapporto tra un padre ed un figlio, Rino e Cristiano Zena, uniti da un amore ancestrale che non avrebbe quasi alcuna ragione di esistere nel quotidiano.
Il padre beve, è un ottuso razzista, campa di espedienti. Il figlio va male a scuola, è un disadattato senza uno straccio di amico, si è nutrito di pane e violenza fin dalla nascita. Il primo non si prodiga particolarmente per proteggere il secondo, ciononostante lo spauracchio della loro vita consiste nel terrore di essere divisi, di veder piombare i servizi sociali nella loro esistenza strampalata per affidare Cristiano a più consone attenzioni.
Due amici del padre, anche loro ai margini della società, condividono le loro inutili giornate sognando di fare il colpo grosso – rapinare un bancomat – che cambierà le loro vite per sempre.
Avvincente il modo in cui l’autore riesce a mettere in luce la relazione ipocrita che l’uomo instaura con Dio; Lui c’è quando gli eventi terreni sono di difficile interpretazione, esiste quando le questioni non sono gestibili con le sole forze umane, è invocato quando deve giustificare l’imponderabile, protegge quando la disperazione ha il sopravvento, ma non deve rompere troppo le scatole. Se tutto va bene è il caso che si faccia da parte.
Protagonista assoluto del romanzo il linguaggio, davvero invidiabile: non è mai banale, è ricco, piacevole, zampilla come una fresca fonte alpina, tiene incatenato il lettore in maniera ferma ed immensamente ironica.
Stile da applauso.
categoria:recensioni




