IL CODICE DA VINCI - DAN BROWN
...che ho sentito critiche acidule e commenti entusiastici su questo libro e che li vale tutti, sia le prime che i secondi.
La vostra fede ha mai vacillato? E' possibile argomentare sul proprio credo religioso, e cristiano in particolare, senza mai abbandonare la razionalità o è necessario mettere in conto che con il raziocinio si arriva ad un certo punto, un muro insormontabile, dopo il quale è inevitabile "accettare" il dogma, per fede, appunto?
Perchè se temete che soffermarsi su alcune questioni utilizzando solo la logica e la ragione possa mettere in crisi la vostra coscienza, vi consiglio caldamente di leggere altro. Se non paventate la possibilità di rimettere in discussione diversi assunti della formazione che vi hanno impartito già dall'infanzia, cimentatevi in questa lettura.
E' un thrillerone all'americana con tutti i crismi del caso. L'ambientazione trova la propria collocazione in quella ostica zona d'ombra che si crea tra scienza, conoscenza, studio e ragionamento da una parte e trasporto, sentimento, fede, metafisica ed anima dall'altra. I protagonisti, Robert Langdon, studioso di simbologia religiosa e Sophie Neveu, crittologa della Polizia giudiziaria, incarnano il prototipo del raziocinio e della logica, ma si vedono scagliati loro malgrado nel mondo dell'imponderabile. La loro azione è dapprima timida ed impaurita ma prende via via corpo e concretezza con lo scorrere veloce delle pagine.
Lo scopo che anima i personaggi, ritrovare il Santo Graal, è di quelli da primato. Se ne è sentito parlare tutti, prima o poi, ed anche se in misura diversa ci si è appassionati alla grandiosa caccia al tesoro che ha coinvolto l'umanità attraverso i secoli. Si fa il tifo per i protagonisti, si desidera comprendere finalmente uno dei grandi misteri del Cristianesimo. Si anela, si soffre, si gioisce con loro fino all'ultima pagina. Qualche piccola ingenuità narrativa mi ha fatto intuire l'identità del cattivo un po' troppo presto, ma è restato intatto il desiderio di comprendere pienamente le mosse e le motivazioni di ognuno.
Lo stile è accattivante e l'immediata impressione che se ne trae è di "esorbitanza", di "incontenibilità". La sensazione è di essere sommersi, ricoperti, da un numero impressionante di notizie che incidono anche fastidiosamente sulle nozioni acquisite da tempo immemore al proprio patrimonio culturale. Ho più volte avuto la tentazione di prendere un blocchetto per appunti: 1) controllare sfondo della Monna Lisa (è effettivamente diverso a destra ed a sinistra della donna?); 2) analizzare personaggio alla destra di Gesù ne L'ultima cena (è una donna?) 3) Che ne è del Vangelo di Filippo?...e così via.
Anche il peggior detrattore di Dan Brown e della sua opera deve riconoscere l'immane lavoro di studio che fa capolino ad ogni pagina del romanzo. Certo i protagonisti per essere due studiosi abituati alle pagine polverose ed alla scrivania si rivelano piuttosto agili nel dribblare le mille letali avventure che si parano loro innanzi, ma quanta suspense in quei momenti.
La descrizione dei luoghi è puntuale e ricca di curiosi particolari che invogliano chi non ha mai calpestato quei luoghi a mettere in programma una gita. Ammirevole l'opera di ricostruzione minuziosa del Louvre, con le sue gallerie, e la precisa collocazione dei vari capolavori che vi sono contenuti.
Giudico eccessive le rimostranze ed i timori sia della Chiesa che dell'Opus Dei, anche se è indiscutibile che qualche frecciatina faccia bella mostra di sé.
L'ho divorato, mi ha intrigato, interessato, coinvolto. Trovo meravigliosamente appagante l'inno alla femminilità che costituisce il vero nerbo del romanzo.